Incontro Luca al bar Siviglia, Mercedes è stanca, rimane a casa, approfitto della serata libera per scambiare 2 chiacchiere col mio caro amico… Luca è piuttosto loquace stasera, parla della sua teoria dei vortici, lo ascolto attentamente.
- Cesare, i vortici nascono da piccoli pensieri che prendono forma nella nostra mente a causa del gioco degli specchi. Tempo fa attraversai un momento di leggera depressione, avevo bisogno di stare solo, non tutto andava bene, volevo riprendere il contatto con me stesso, con la mia vita, sentivo che mi stava sfuggendo tutto dalle mani, in poche parole stavo perdendo il controllo della mia vita.
- Ricordo, ci incontrammo e intuii qualcosa del genere, circa una settimana dopo che Mercedes partì.
- Giusto… Invece, un mio caro amico, che vedo quasi tutti i giorni, interpreta male il mio atteggiamento, immagina che io ce l’abbia con lui, incomincia a rimuginare, una piccola idea, come una piccolissima vite, gli si annida nel cervello e cresce lentamente… Comincia a vedere in ogni mio atteggiamento qualcosa contro di lui, incomincia a farmi strane domande, lo incontro in luoghi impensati, fa battutine incomprensibili… Inizialmente non ci faccio caso, non ci bado più di tanto, ma alla prima sfuriata, mi allarmo pochino, ma sbaglio, penso che lui sia stressato per chissà cosa, non immagino che ce l’abbia con me! Passano i giorni, ed io rimugino sui miei problemi, quando una mattina mi chiama dicendomi che ha urgenza di parlarmi… Gli dico di venire a casa per un caffè… Esplode dopo poche parole, mi fa accuse impossibili, arrivo quasi a temere che possa arrivare alle mani… il vortice ha preso forma. Riesco a calmarlo, parliamo, anzi parla, mi racconta di questi ultimi mesi di incessante frustrazione, un crescendo di angoscia e ansia generati dal mio comportamento… Qualsiasi mio gesto, quel mio defilarmi in cerca di silenzio, di riposo, di svago, era visto come un azione contro di lui, come che io, dalla mattina alla sera, stessi evitandolo, ingannandolo, parlando male di lui con gli altri, deridendolo, offendendolo, raggirandolo. Mentre io, ignaro di tutto, continuavo la mia battaglia personale contro quel momento di crisi, lui si struggeva prigioniero di un assurdo vortice di casualità che facevano apparire me come un carnefice e lui come un amico tradito, deriso e abbandonato, senza nessuna spiegazione plausibile. In questi casi, anche i più piccoli gesti insignificanti si caricano negativamente. Ti faccio un piccolo esempio: immagina che io, dopo una notte trascorsa in preda al vortice, ti chiamo per un caffè e tu mi dici di no, che sei impegnato, esco e ti incontro al bar… può succedere, magari semplicemente incontri un amico di fronte al bar che ti offre un caffè, nulla di strano, se non fosse che io sono dentro al vortice, nel centro del vortice, tutto gira intorno a me, ed io nel centro giro molto più velocemente di tutto il resto!
- Ma che centrano gli specchi, in tutto ciò?.
- Gli specchi… noi siamo portati a interpretare i comportamenti degli altri in base ai nostri. Hai mai sentito parlare di quei famosi investigatori che si calano tanto nella parte del serial killer, che poi alla fine diventano matti, o di quegli attori che per interpretare un personaggio vivono in tutto e per tutto come lui? Ecco, per capire qualcuno veramente devi diventare lui, non puoi limitarti a interpretare i suoi gesti con le tue ragioni, non ci azzeccherai mai. Bisogna rompere gli specchi, dobbiamo smetterla di specchiarci negli altri per capirli, dobbiamo vivere gli altri per quello che sono, accettarli nella loro interezza. Rinunciare alla superba ambizione di capire gli altri.
Ti faccio un altro esempio: un mio lungo silenzio non sarà mai motivato allo stesso modo del tuo. Io magari sto zitto intrappolato in un ricordo, in un pensiero, in un attimo di realtà delirante, tu stai zitto perché non sai che dire e preferisci tacere, oppure solo perché non hai voglia di parlare, o perché ti piace ascoltare o chissà mai perché. Immagina: io penso che tu stia zitto perché vuoi silenzio, magari ho voglia di parlare, ma taccio per rispetto; tu stai zitto, invece, perché vuoi ascoltare qualche mio discorso strampalato, perché hai bisogno di distrarti… e tacci in attesa che io cominci… Questo è un esempio fra i più banali, ma anche più diffusi al mondo. Fatti come questo provoca incomprensioni, liti, rotture fra coppie, fra parenti… persino delitti.
Pensa al classico tipo qualunque, tranquillo, silenzioso, che una mattina si sveglia e fa fuori i vicini e poi dichiara di averli uccisi perché lo odiavano, lo perseguitavano o chissà che, mentre, magari, quei poveretti non sapevano nemmeno il suo nome.
Quotidianità delirante, costruiamo castelli di sabbia sull’acqua…