mercoledì, dicembre 30

Scivola

Sento Il Tuo Profumo
Mi Scivola addosso

Mi Abbraccia
Mi Invade L’Anima Donna...
Respiro Il Tuo Sapore Mentre Invadi Il MIO Sapere

Gusto I Tuoi Sorrisi Mentre Affondo Nei Tuoi Occhi
Sento Il tuo Profumo Che Mi Guida Nei Tuoi Sogni
Sento I tuoi Sogni Aprirsi...

Tento La Fuga Nei mieiSogni

Ignoro Il Tempo E Mi Anniento Contro Un Non Sarò Mai


Boccioli di Lana e Piume Fanno Impazzire E Ridere I miei Essere Io

Io Ignoto e Ignorante e Pazzo e Bugiardo e Io
Sempre

Io Seduto Li Fra il Mare E La Pineta

Li Dove I Sogni Vanno A Specchiarsi, Fra il Mare E La Pineta...

Dolce Imbrunire Accarezza I Silenzi e Culla I Miei Sogni
...

Sorridimi Di Nuovo, Oggi, Per Favore...


Nel Mio Sogno Sorridi, Prima Di Andare Via

martedì, dicembre 22

A.N.I.M.A.N.E.R.A.


Pecora Nera...
Su Anima Nera Scivola Sottile_Tagliente_Definitivo
Non Smetto Di Guardare, Non Riesco A Vedere
Pecora Nera Mi Si Avvolge Addosso
Anima Nera Guarda Pecora Nera
La Mia Anima Nera Scappa Urla Si Lacera E Trema
Non Mi Arrendo E Mi Confondo Fra 1000 Esseri Inutili
Manichini Storti Dietro Cui Mi Mimetizzo Fingendomi Natura Amica

Ma Non Sono Io...Siete Voi Che Non Sarete Mai...Non Vi Avrete Mai
Sono Vento Che Passa Travolge Sfiora E Asciuga L’Anima
Spazzo Via Tutte Le Bolle Di Sapone E Mi Confondo Fra Gli Spruzzi Dell’Oceano
Sono Il Vento Passato Che Non Ritornerà Mai Più
Rapisco I Profumi I Ricordi E Dietro Un Piccolo Sorriso Triste Intaglio L’Anima

Lungo E Stretto Profilo Incerto Fra Pensieri Di Ieri E Bugie Di Domani...
Pecora Nera Comprata Oggi Per Liberarla Domani...
Pecora Nera Liberata Fuggita Via Senza Lasciare Tracce...
Solo Il Ricordo Di Un Profumo Portato Via Dal Vento...
La Mia Anima Nera Si Espande E Implode E Mi Annulla
Sono Nulla Assoluto In Fondo All’Infinito Della Mia Anima Nera
Luce Senza Fine Nel Buio Infinito Interrotto da Sogni_Sogni_Sogni_Sogni

Denti Taglienti Separano I Miei Pensieri, Li Dividono E Li Allineano A Tratti... Non Capisco E Aspetto
Incerto Vago E Vedo E Sono Ancora Vento E Non Mi Accorgo Di Esserlo...




martedì, dicembre 8

M.E.R.C.U.R.I.O.

Abbraccio folle, caldo dolce e sensuale...

Inspiegabile, ma accettabile.
Tremo e Temo, ma cado su di te, non cadrò mai in te...mi aggiungo alla tua essenza e mi spalmo aderendoti addosso, nato per abbracciarti...mi fai paura, e allora salto e ti assalgo e affondo nel tuo dolce bacio umido e suadente...mi sciolgo nel tuo bacio, sono zucchero per la tua saliva, sei sogno sulle mie papille, affamate del tuo gusto dolce amaro, sono avido del tuo respiro, mi sazio ad ogni gesto... assolvimi e redimimi bacia la mia anima dannata e matta e fammi scivolare nell'oblio di secoli di pazzi immobili e soli.

Sono luna mia dolce sole, volo radente sulle tue linee, cadendo su ogni solco, bagnando ogni tuo angolo spigolo incavo piccolo pezzettino di pelle solitario da me baciato bavato odorato sognato fatto mio... mia adesso per bruciare l'ultimo velo della mia coscienza, lentamente appassita impazzita schiantata sulla soglia della ragione, mio personale patibolo per porre fine a tutti i delitti della ragione, orrendo menestrello nelle mani degli ipocriti codardi servi della "cosa fatta alla maniera giusta" il fottutissimo "fatto come si deve" "alla maniera delle persone per bene..." servi fedeli alle vostre menzogne scivolate bassi sulle scale del potere tenendo stretto l'abitino "che ti fa sembrare così per bene" per essere servili o schiavisti...

Vieni più vicino piccola e fammi sentire il tuo profumo...
la tua nuca accoglie il tuo profumo, la tua schiena mi concede il tuo amore...
in te io corro, scivolo e dormo dolce profumo umido e caldo...
ti bacio e mangio e lecco e ti voglio e sei mia adesso e esplodo in te riempiendoti con la mia paura i miei sogni e la mia follia....

Mi concedi l’anima per un profondo attimo morbido...

e io ricambio morendoti dentro...

muoio in piccole gocce di rugiada sul tuo morbido prato caldo...

vivrò eterno nel mio sogno folle

vivrai eterna nella mia fantasia...

bella, bella e morbida e calda e mia in quell'istante di cristallo e rugiada e sudore e pelle bavata e tu...
tu con i tuoi occhi che sapevano qualcosa di più, rispetto ai miei vecchi e curiosi e ladri di sogni, io fottuto menestrello, lettore di carte e baro, ladro di ricordi e sogni e baci sui portoni sotto la pioggia, mentre gli altri dentro casa guardano la tv e si scaldano al camino...

son salito lentamente sulle scale dei tuoi ricordi immaginando baci abbracci e amori e i nostri cuori, son scappato e ti ho sognato, son rimasto e ti ho amata follemente baciandoti leccandoti amandoti, bramandoti ogni istante consapevole che ti stavi incarnando e son fuggito nei miei sogni, scivolato dalle tue gambe calde e bagnate...

Sento il tuo respiro umido caldo accarezzare i miei zigomi senza toccarmi...

piccoli ciuffi accarezzano il mio viso...

non voglio il buio ora, i miei occhi muoiono sulla tua pelle, le mie labbra ceche cercano il tuo sapore, il mio naso impazzisce nel tuo odore...

Esplodo in ogni istante...

buio e luce e sogno e saliva e tu su di me...

volo via...

venerdì, novembre 20

L.A.R.T.I.G.L.I.O.

Avanzo lentamente.

Con lo sguardo incespico fra presente e passato.


Chiudo gli occhi. Cerco di ricordare. Non ho paura.


Non sono mai stato qui.
Starò qui a lungo. Sorrido mentre ci penso.

Voglio fare un sogno nuovo, stanotte.


Stanco, bianco, salato e umido.
Uovo sodo affettato sottile senza fare sbriciolare il tuorlo.

Il Verde sarà domani.

Dentro la mia mente le idee si arrampicano su pareti sottili e Io cerco di ricordare pensieri non miei, ormai dimenticati, caduti lentamente sul fondo. Depositatisi irrimediabilmente.

Sottile cornice bianca accarezza il perimetro.

Non ho ancora visto alcune cose, che vedrò in seguito.

--altre spero non le vedro mai. Definitivo--

--Ho mentito solo a coloro di cui diffidavo. L'ho fatto spontaneamente e con immenso piacere--

--Mi piace seguire i contorni dei sogni con dita non mie--




giovedì, ottobre 22

B.V.A.R.


Blu Verde Azzurro Rosso__Giallo

Tre Linee Equidistanti Su Sfondo Nero Condividono Uniscono Separano
Buio Luce Fondono Zuccheri Grezzi Crepitanti... Brillanti___Stelle Nella Notte___

Arriva Giallo Colante Morbido Sereno Dolce
__Una Promessa A Primavera

__Scordata In Agosto

__Settembre Porta Nuove Promesse

Ottobre Trasforma Promesse In Inverno

Sonno Sogni Disegni

Parole Sussurrate Nella Notte
Distinguo Leggermente Morbide Labbra
__Aria Tiepida Su Dolce Sorriso

__Notte__Giorno_IO

martedì, ottobre 20

Nuvole


Frugo Frenetico... Inseguo La Follia, E La Raccolgo A Piene Mani. Bugia, Bugiardo, Sogno Un Gatto Matto....
Le Mie Idee Imprigionano I Miei Sogni, Come Tele Di Ragno Avvolgono Sogni Irrefrenabili.


E Ne Fanno Preda.
Sorrido E Piango Di Gioia Paura Rabbia Amore Tristezza E Nostalgia, Mentre Navigo Solitario E Assorto.

Le Lacrime Di Questo Uomo Sono Lacrime In Terra Di Confine. Le Raccolgo Per Ridarle. Non Posso Fare Prigionieri, Non Posso Perdere Nulla.


Abbatto I Bordi, Ma... Non Ci Sono Ma, E Neppure Se...Ci Sono IO ALLO SPECCHIO.
... ... ... ... NUDO AL BUIO ASSOLUTAMENTE SOLO.

Bianco E Nero E Rosso E Blu E’ Il Sole Luna Dei Miei Tramonti E Delle Mie Albe.
I Colori Si Inseguono E Copiano E Cancellano I Miei Ricordi... Li metono Li, Sulle Rive Della Mia Follia...


Mentre

Immagino Di Inseguire La Fiamma Di Una Candela...

domenica, settembre 6

.......C.......A.......M.......A.......

Attraverso l'Arco Del Trionfo.
Lo Attraverso E Varco...

Trovo Tracce Di Me Stesso
Il Vento E' Testimone

Festeggiano Le Chimere
Mi Accolgono Cantando
Simili A Tucani Arcobaleno
Chimere Amiche Mi Accompagnano

Chimere Amiche Nel Vento
Posso Volare Ora, Adesso E Per Sempre
Accolgo E Rendo E Mai Fermo Sto


Deo Duce Comite Ferro

venerdì, agosto 14

Immagine


Tengo la punta del mio naso con due dita...
...immagino si allunghi leggermente

Mi appassiono al gioco delle mie dita...
...mentre immagino i tuoi occhi che mi guardano curiosi

Sei davanti a me, nel buio il tuo viso sorride gentile...
...ascolto il tuo respiro, mentre mi avvicino

Lento e forte, il mio braccio ti avvolge e ti attira a me...
...Ti voglio ancora, più che un istante fa, sempre di più

Cedi indecisa per poi abbandonarti con forza...
...Ti mordo le spalle, ti...ti prendo il respiro con un bacio profondo

Sento le tue mani aggredire la mia schiena...

mentre scivoliamo leggeri....

dolcemente...


fra noi due.

mercoledì, luglio 1

Il tuo profumo


sento ancora il tuo profumo
mi si avvolge addosso e impedisce ogni pensiero

sento ancora il tuo profumo
fra le lenzuola nelle mani nei mie sogni

sento ancora il tuo profumo
che travolge ogni mia azione cristallizzando tutto

sento ancora il tuo profumo
ti voglio ancora e basta ti voglio tutta mia

sento ancora il tuo profumo
e ti adoro ti desidero brucio voglio la tua pelle su di me

sento ancora il tuo profumo
i tuoi capelli me li sento ancora addosso

sento ancora il tuo profumo
mentre tutto il mio corpo urla e brucia ti desidera e ti aspetta...

...mia

domenica, maggio 10

Mito della caverna

Mito della caverna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Il mito della caverna di Platone è probabilmente la più conosciuta tra le sue allegorie, metafore e parabole. Non si tratta di un mito nel senso proprio del termine, ma la tradizione ha impropriamente tramandato il racconto come tale. L'allegoria è raccontata all'inizio del libro settimo de La Repubblica (514 b – 520 a).

Indice

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Trama

Rappresentazione simbolica del contenuto del dialogo

Si immaginino dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dall'infanzia, nelle profondità di una caverna. Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che gli occhi dei malcapitati possano solo fissare il muro dinanzi a loro.

Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco ed i prigionieri, corra una strada rialzata. Lungo questa strada sia stato eretto un muricciolo, lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attrarrebbe l'attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un'eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro.

Mentre un personaggio esterno avrebbe un'idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (si ricordi che sono incatenati fin dall'infanzia), sarebbero portati ad interpretare le ombre "parlanti" come oggetti, animali, piante e persone reali.

Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l'uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del fuoco ed egli proverebbe dolore. Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre.

Allo stesso modo, se il malcapitato fosse costretto ad uscire dalla caverna e venisse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere alcunché. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s'irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.

Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell'acqua; solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. Successivamente, egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell'acqua, e capirebbe che:


« è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile e ad essere causa, in certo modo, di tutto quello che egli e suoi compagni vedevano. »

(Platone, La Repubblica, libro VII, 516 c - d, trad.: Franco Sartori)

Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri ad essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all'ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna; durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto di riso da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe tornato dall'ascesa con "gli occhi rovinati". Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento ed, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell'accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte.

Interpretazione

Parlando semplicemente, Platone si riferisce alla scoperta della realtà delle cose che ci circondano: per fare questo, discute sulla natura stessa della realtà. Dopo aver raccontato il mito, però, Platone aggiunge che tutto il ragionamento dietro l'allegoria deve applicarsi a tutto quello di cui si è già discusso nel dialogo: serve, cioè, ad interpretare le pagine che descrivono la metafora del sole e la teoria della linea.

In particolare, Platone paragona il mondo conoscibile, cioè gli oggetti che osserviamo attorno a noi, ...


« ...alla dimora della prigione, e la luce del fuoco che vi è dentro al potere del sole. Se poi tu consideri che l'ascesa e la contemplazione del mondo superiore equivalgono all'elevazione dell'anima al mondo intelligibile, non concluderai molto diversamente da me [...]. Nel mondo conoscibile, punto estremo e difficile a vedere è l'idea del bene; ma quando la si è veduta, la ragione ci porta a ritenerla per chiunque la causa di tutto ciò che è retto e bello, e nel mondo visibile essa genera la luce e il sovrano della luce, nell'intelligibile largisce essa stessa, da sovrana, verità e intelletto. »

(Platone, La Repubblica, libro VII, 517 b - c, trad.: Franco Sartori)

Il sole che brilla all'esterno della caverna rappresenta l'idea del bene e questo passaggio darebbe facilmente l'impressione che Platone la concepisse come una divinità creativa ed indipendente. Normalmente gli uomini sono tenuti prigionieri, costretti ad osservare delle semplici ombre di forme che non sono neanche dei veri oggetti; essi possono essere trovati soltanto "fuori della caverna", cioè nel mondo intellegibile delle forme conosciute dalla ragione e non dalla percezione.

Inoltre, dopo aver fatto ritorno dalla contemplazione del divino alle "cose umane", l'uomo-filosofo rischia di fare una "cattiva figura" se, ...


« ...prima ancora di avere rifatto l'abitudine a questa tenebra recente, viene costretto a contendere nei tribunali o in qualunque altra sede discutendo sulle ombre della giustizia o sulle copie che danno luogo a queste ombre, e a battersi sulla interpretazione che di questi problemi dà chi non ha mai veduto la giustizia in sé. »

(Platone, La Repubblica, libro VII, 517 d - e, trad.: Franco Sartori)

Chiaramente Platone si riferisce, tra le righe, al processo che Socrate dovette subire: tutto il mito, infatti, diviene una metafora della vita del filosofo ateniese, che riuscì a risalire la strada verso la verità, ma venne ucciso per aver tentato di portarla agli uomini, incatenati al mondo dell'opinione.

Una interpretazione ancora più semplicistica mette in parallelo questa allegoria con quella dell'illuminazione. Come prima cosa, l'uomo deve svegliarsi da quel sonno che viene chiamato "vita" (equivalente alla liberazione del prigioniero); in seguito egli si rende conto delle finzioni che l'uomo credeva entità reali (le ombre sulla parte della caverna); infine, egli giunge a vedere la verità per quella che è realmente (il sole ed il mondo all'esterno della caverna). L'istinto dell'uomo è quello di liberare gli altri prigionieri per condividere le sue scoperte, ma questo tentativo è inutile, in quanto i prigionieri non possono e non vogliono vedere oltre le rassicuranti ombre ed attaccano il portatore della verità.

Un'ulteriore interpretazione è stata fatta dagli idealisti. Nella filosofia di George Berkeley, infatti, viene espresso il concetto che gli uomini non conoscano direttamente ed immediatamente i veri oggetti del mondo: piuttosto, noi conosciamo soltanto l'effetto che la realtà esterna ha sulle nostre menti. In altre parole, quando osserviamo un oggetto, noi ne percepiamo solo una copia, una semplice rappresentazione mentale del "vero" oggetto della realtà esterna.

Simbolismo

Ogni aspetto dell'allegoria ha il proprio significato: Platone era fortemente interessato alla politica ed alla sociologia, delle quali si discute, indirettamente, nel mito.

In primo luogo, Platone simboleggia con il sole la fonte della vera conoscenza. In seguito aggiunge che i prigionieri incatenati nella caverna rappresentano la maggior parte dell'umanità: il filosofo è l'uomo liberato, che tenta di portare i suoi compagni verso la conoscenza.

Il significato del mito è duplice: esso può essere letto, infatti, sia in chiave ontologica, sia gnoseologica.

La parte iniziale del mito riprende, infatti, la teoria della linea, già esposta da Platone nei libri precedenti al settimo: il mito della caverna diventa quindi la descrizione della faticosa salita dell'uomo verso la vera conoscenza. La seguente tabella riassume il parallelismo, evidenziando anche il rapporto dimensionale tra le varie parti del segmento.

Teoria della linea Opinione Scienza
Immaginazione Fede Discorso intellettivo Intellezione
Metafora utilizzata nel mito Ambiente interno della caverna Mondo esterno alla caverna
L'uomo è prigioniero dell'opinione perché crede passivamente alle immagini delle cose sensibili, cioè le ombre delle forme proiettate sulla parete della caverna. L'uomo, anche quando osserva direttamente le forme di animali e piante fatte passare dietro il muretto, è ancora legato all'opinione a causa del divenire dell'esistenza. L'uomo entra nell'intellegibile quando passa dallo scorgere oggetti e uomini nel riflesso dell'acqua all'osservazione diretta. L'uomo volge lo sguardo alla luce delle stelle e della luna, approdando al mondo della pura intellezione e giungendo a scorgere l'idea del Bene in sé.

Il mito della caverna nella società moderna e nei media

L'idea della liberazione dell'uomo dalle catene della sua esperienza limitata ed il raggiungimento della pura conoscenza della realtà è comune a molte culture; anche le scoperte e le invenzioni che rendono tale il mondo moderno possono essere viste come risultato del tentativo dell'uomo di superare i propri limiti per raggiungere ciò che è oltre la conoscenza del momento. La letteratura, la scultura, il cinema ed in generale tutte le arti sono ricche di storie di uomini che, sfidando l'ostilità dei contemporanei, si sono "liberati dalle catene" dell'opinione arrivando a conoscere la verità e sono poi tornati a riferirla, non sempre guadagnando rispetto ed ammirazione, agli ex compagni di prigionia. Inoltre, nel Novecento il mito della caverna è divenuta una metafora che simboleggia quanto i mass media influenzino e dominino l'opinione pubblica, interponendosi tra l'individuo e la notizia, manipolando quest'ultima secondo necessità.

  • Nella trilogia Matrix, la razza umana è controllata e sfruttata dalle macchine, che fanno credere loro di vivere liberamente nel mondo del XX secolo, mentre in realtà la tengono imprigionata, coltivando uomini e donne per trarne l'energia necessaria alla loro sopravvivenza meccanica. La gente vive senza accorgersi minimamente della realtà perché vive collegata ad un sistema informatico, chiamato appunto Matrix dai dissidenti, che invia impulsi elettrici al cervello umano, convincendo gli uomini di vivere in un mondo che, in realtà, non esiste più da centinaia di anni. Spetterà al Prescelto, Neo, liberarsi dall'illusione biochimica e, con l'aiuto dei ribelli, ritornare nel sistema per tentare di liberare la razza umana dal controllo delle macchine. Sia il finale del primo film con il dialogo di Neo al telefono, sia il comportamento del personaggio di Cypher, lasciano tuttavia intendere che, anche messi di fronte alla realtà delle cose, non tutti gli uomini saranno disposti ad abbandonare la loro "prigionia", preferendo la tranquillità e la sicurezza della loro vita illusoria.
  • È simile il riferimento al mito in WALL-E, film di animazione in cui l'umanità è rinchiusa in un'astronave, incapace di deambulare, finché il capitano dell'astronave non si ribella al "pilota automatico" e riporta la nave verso Terra.
  • Nel film The Truman Show, il protagonista crede di vivere in una tranquilla cittadina americana; è abituato a considerare "reali" i suoi amici, il suo lavoro, il suo paese, la sua fidanzata. In realtà egli vive, fin dalla nascita, in un reality show televisivo di cui è l'unico inconsapevole protagonista e le persone con le quali ogni giorno comunica sono semplicemente delle comparse del programma.
  • Nel film Il tredicesimo piano, viene trovato morto un famoso programmatore di mondi virtuali, immense simulazioni di città del passato abitate da esseri virtuali con personalità umana. L'unico indizio sul delitto è stato lasciato all'interno di uno di questi mondi ed un collega della vittima dovrà entrarvi per recuperarlo, facendo attenzione a non rivelare alle entità in esso viventi la loro reale situazione: se, infatti, una di queste entità scoprisse la verità, le conseguenza sarebbero imprevedibili.
  • In Arancia Meccanica, il protagonista Alex è sottoposto alla "cura Ludovico"; legato con una camicia di forza ad una sedia, la testa fissata con lacci e gli occhi tenuti aperti forzosamente, è costretto a guardare per ore la proiezione di filmati estremamente violenti dagli scienziati che decidono per lui cosa è bene e cosa è male. Come incatenato nella caverna, può solo guardare sulla parete ombre proiettate dagli artefici/giganti.[1]
  • In Tutta la vita davanti c'è un richiamo diretto al mito della caverna. La protagonista Marta, laureata in filosofia, prima lo racconta alla piccola Lara e poi, venendo delusa da Giorgio, il sindacalista, gli dice che lo riteneva l'uomo che l'avrebbe salvata dalla caverna.

Voci correlate

Note

  1. ^ Al cinema con Platone. Breve viaggio "filmosofico" intorno al Simposio, Aldo Castelpietra, Franco Angeli Edizioni, ISBN 13: 9788820497798

Collegamenti esterni


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giovedì, febbraio 19

I Sogni Che Non Fanno Svegliare



il mio pensiero ti insegue leggero,
non abbandona il tuo sorriso...

lunghi capelli neri come la notte e il sogno
si avvolgono alle mie mani

le mie mani nei tuoi capelli,
mentre i miei occhi catturano un tuo sorriso
...sono rapito dai tuoi occhi

occhi selvaggi,
piccole pozze su cui affondare lentamente

difficile staccarsi, senza pagare tributo
come quei sogni che non mi fanno svegliare
mi intrappoli nel tuo sguardo senza fine...

lunedì, febbraio 16

IL PENTACOLO

Pentacolo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Un pentacolo.

Il pentacolo è un simbolo esoterico comparso innumerevoli volte e con innumerevoli significati nella storia. È costituito da un pentagramma inscritto in un cerchio; quest'ultimo rappresenta, nella maggior parte delle interpretazioni l'infinitezza dell'esistente, le punte della stella invece rappresenterebbero i cinque elementi su cui si basano le leggi dell'universo. Oggi è ampiamente utilizzato come simbolo sacro tra i pagani, data la grande valenza mistica espressa da questo simbolo occulto. Le vere origini del pentacolo sono probabilmente andate perdute, tuttavia si è a conoscenza del fatto che in epoca classica era fortemente in uso tra i pagani cultori della dea Venere. Viene utilizzato in particolare durante i riti religiosi, ma è spesso portato al collo, come pendente, dai fedeli al Paganesimo moderno. Nell'occultismo in generale è utilizzato, entro il triangolo di evocazione, come catalizzatore dei contatti tra il mondo umano e il mondo spirituale. Parecchie varianti del pentacolo possono essere trovate all'interno dei grimori e nella Chiave di Salomone.

Indice

Etimologie [modifica]

L'etimologia del termine pentacolo è controversa e difficilmente si può affermare ve ne sia una accertata. Secondo alcune teorie deriverebbe dal greco panta (che significa "tutto") e kleos (che vuol dire "azione gloriosa, eccelsa"); in tal caso, la derivazione enfatizzerebbe il significato di amuleto, portafortuna, funzione che è tradizionalmente associata al pentacolo. A differenza di come potrebbe sembrare, pare che il termine non abbia nulla a che fare con il penta ("cinque") greco, sebbene effettivamente la stella interna sia un pentagramma. Un'altra teoria vuole che l'espressione derivi dall'italiano pendere, e che quindi sarebbe una deformazione di pendacolo, ovvero pendaglio.


Significati [modifica]

A differenza di quella che è stata per secoli la credenza popolare, il significato originale del pentacolo non è affatto negativo, o correlato alla figura di Satana. Il pentacolo venne infatti, come tutti i simboli pagani, trasformato in simbolo demoniaco o comunque legato alle forze oscure, con lo sviluppo della religione cristiana, la quale, non ammettendo religioni concorrenti, attuò qualsiasi tipo di strategia votata all'eliminazione degli altri culti. Il pentacolo era al contrario ampiamente utilizzato come simbolo sacro nella pratica dei culti legati alla dea pagana Venere, incarnazione della forza, della bellezza e soprattutto della sessualità mistica. Il geroglifico con cui si nomina il regno dell'oltre tomba (Duat) egizio tuttavia è proprio un cerchio in cui è iscritta una stella a cinque punte rivolta verso l'alto. In quel regno dominato da Osiride le anime i cui cuori pesano più di una piuma per i peccati compiuti vengono destinate al dio Ammit, un animale mostruoso che le divora. Tutto fa dunque pensare che il geroglifico egizio antichissimo simbolo degli inferi in cui sono mandate le anime dei peccatori sia a ragione una sorta di protosatanismo. Oggi per altro la stella a cinque punte rivolta verso l'alto è un simbolo diffusissimo, per esempio nel logo della repubblica italiana, o in quello della casa discografica Virgin, che sia nel nome che nel simbolo (una stella rossa a cinque punte)[senza fonte] si richiama alla sessualità.

Il pentacolo è una rappresentazione del microcosmo e del macrocosmo, combina cioè in un unico segno tutta la mistica della creazione, ovvero tutto l'insieme di processi su cui si basa il cosmo. Le cinque punte del pentagramma interno simboleggiano i cinque elementi metafisici dell'acqua, dell'aria, del fuoco, della terra e dello spirito. Questi cinque elementi sintetizzano quelli che sono i gruppi in cui si organizzano tutte le forze elementali, spiritiche e divine dell'universo. L'ultimo elemento, lo spirito, non è altro che l'energia mistica emanata da Dio; questa energia si elabora e si manifesta condensandosi e andando a costituire le particelle subatomiche della materia. È l'energia che compone tutto l'universo, e della quale l'uomo non sa spiegare l'origine, la Fonte.

Il rapporto tra i vari elementi rappresentati all'interno del pentacolo è detto essere una riproduzione in miniatura dei processi su cui si basa il cosmo. Questo processo inizia dall'elemento dello spirito, il quale si manifesta dando origine a tutto ciò che esiste. La creazione si verifica partendo dalla Divinità e scendendo verso la punta in basso a destra, simboleggiante l'acqua, ovvero la fonte primaria e sostentatrice della vita sulla Terra. Dall'acqua ebbero origine le primissime forme elementari di vita, le quale poi evolsero con il passare dei millenni staccandosi dall'elemento primordiale. Dall'acqua il processo creativo risale verso l'aria, la quale rappresenta le forme di vita sufficientemente evolute da potersi organizzare da sole, prendendo coscienza del proprio se. Questi esseri, dalla loro innocenza originaria, si evolvono e si organizzano moralmente e tecnologicamente, procedendo lungo la linea orizzontale verso la terra a destra. La terra simboleggia il massimo grado di evoluzione che un'epoca può supportare, quando questo diviene troppo ingente avvengono delle ricadute, sotto vari punti di vista, ma innanzitutto sotto il profilo spirituale. L'essere si allontana dallo spirito, degradando verso il basso, il fuoco, simboleggiante l'apice della degenerazione. In seguito alla depressione avviene però sempre una ripresa, un ritorno alle origini, in questo caso allo spirito, l'essere umano riscopre la spiritualità. Letto in senso escatologico, questo processo potrebbe anche simboleggiare il ciclo delle reincarnazione, assimilato da parecchie tradizioni neopagane: lo spirito, in quanto fonte di ogni cosa, è fonte anche dell'uomo, quest'ultimo (e con esso qualsiasi essere animato o inanimato) completato il suo ciclo esistenziale, torna ad essere parte dell'Uno cosmico, si unisce a Dio. In seguito a questa unione la sua anima potrà iniziare una nuova esistenza.

Il pentacolo rovesciato, associato erroneamente al Satanismo.

Il pentacolo è dunque una riproduzione in miniatura del processo creativo e immanente che regge l'universo. Bisogna fare attenzione a distinguere quello che è però il significato attribuitogli dai pagani da quello che è il significato per il quale lo utilizzano i satanisti. Essenzialmente il significato base è in entrambi i casi quello sopra descritto, quello che cambia nelle due versioni del pentacolo è la posizione degli elementi: per il Neopaganesimo il pentacolo va rivolto verso l'alto, in quello che è il suo orientamento tradizionale. Lo spirito posto in alto simboleggia il rapporto che deve intercorrere tra la spiritualità e il mondo materiale, in cui la prima deve prevalere. Anche il significato satanista non è affatto negativo, a differenza di quanto l'opinione generale voglia far credere: in questo secondo caso la materia (fuoco e acqua) viene posta in alto, simboleggiando la sua predominanza sullo spirito. In questo contesto appare visibile come in alcune sfumature la dottrina pagana e quella satanica non siano solo diverse ma anche opposte. Si può facilmente ipotizzare che il Satanismo abbia assunto come proprio simbolo un pentacolo rovesciato come forma di protesta nei confronti del Cristianesimo. La religione satanica nasce infatti come opposizione netta a quest'ultimo, rifiutando il concetto di sottomissione dell'uomo al Dio cristiano, da qui probabilmente il ribaltamento della figura pentacolare.

Altre interpretazioni vedono nel pentacolo non solo una rappresentazione del rapporto tra il mondo divino e quello fisico, ma anche una rappresentazione della figura umana. Facendo riferimento al celebre Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci appare evidente come il pentagramma possa essere la rappresentazione schematizzata di un corpo umano con braccia e gambe divaricate. Il cerchio che attornia il pentagramma sta poi a simboleggiare l'infinito; dunque questa alternativa interpretazione simboleggerebbe la relazione che accomuna l'uomo all'infinitezza dell'universo e alla sua valenza mistica, ovvero la Divinità. Le tre punte superiori, inoltre, rappresentano i tre aspetti attraverso cui si manifesta la Divinità, ovvero la Dea triplice del Druidismo e della Wicca, sebbene il concetto di divinità tripartita sia comune a molte tradizioni pagane e anche indoeuropee. Le punte inferiori rappresentano invece il Dio nei suoi due aspetti di fertilità e divinità della fine della vita. I due spazi contenuti tra le tre punte superiori, sommati allo spazio contenuto tra le punte sottostanti, sempre ad interpretazione druidica e wiccana, rappresentano i tre gradi del rito iniziatico, mentre i restanti spazi laterali sono la rappresentazione dei due principi cosmici della Wicca, il maschile e il femminile, il Dio e la Dea, dall'interazione dei quali scaturisce tutta la manifestazione. Nel Paganesimo tradizionale, il pentacolo, spogliato dei significati dualistici della Wicca, mantiene comunque il suo profondo simbolismo inerente l'unione mistica dei sue sessi, nella realizzazione di quello che è il mistero divino dell'esistenza e della nascita spirituale della vita. Nell'antichità era associato in particolare al culto della dea Venere.


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lunedì, gennaio 26

Rune

Alfabeto runico
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L'alfabeto runico, detto "fuþark", dalla sequenza dei primi 6 segni che lo compongono ( *Fehu, *Uruz, *Þurisaz, *Ansuz, *Raido, *Kanuan), era l'alfabeto segnico usato dalle antiche popolazioni germaniche (come ad esempio Angli, Juti e Goti). Il fuþark era inizialmente formato da 24 segni chiamati rune. Si conoscono evoluzioni successive del fuþark, diverse per numero e forma delle rune. La grafia delle singole rune, composte da linee rette, dipende dal fatto che spesso le incisioni erano effettuate su pietra, su legno, su superfici dure. L'inesistenza di tratti orizzontali deriva invece dal fatto che nel primo periodo scrittorio i segni runici venivano incisi su legno: escludendo l'esecuzione di tratti orizzontali si evitava che i tratti coincidessero con le venature del tronco, che evidentemente era disposto orizzontalmente. In tal modo si evitavano possibili equivoci ed errori di lettura. I primi esempi risalgono alla fine del II secolo d.C.

Il sostantivo norreno rún, attestato nelle iscrizioni, indica i singoli segni del fuþark ed è conservato nelle altre lingue germaniche antiche con il significato di "segreto"; ancora, nella lingua tedesca, il verbo raunen significa "bisbigliare, sussurrare". Le rune sono una delle più importanti istituzioni culturali e linguistiche comuni alle popolazioni germaniche. Va anche detto inoltre che le prime iscrizioni runiche (II e III secolo d.C.) sembrano mostrare una lingua essenzialmente unitaria, quasi senza particolarità dialettali che poi saranno i tratti distintivi delle lingue germaniche.


Le rune probabilmente derivano da una scrittura appartenente al gruppo delle cinque principali varietà di alfabeto italico settentrionale, derivato dall'alfabeto etrusco, e perciò detto "nordetrusco". Tale alfabeto è conosciuto solo attraverso alcune iscrizioni che furono scoperte nell'area alpina e prealpina. Scritture simili furono usate per il Lepontico, il Retico e il Venetico. L'esame delle iscrizioni dello scavo archeologico in corso ad Auronzo di Cadore sul monte Calvario sta cercando di spiegare la formazione dell'alfabeto runico. L'aspetto che più colpisce delle rune è il fatto che durante la fase di sviluppo autoctono abbiano totalmente rivoluzionato il sistema alfabetico italico, applicando ad esso addirittura un altro ordine. Questo, in ambito scrittorio, è un fatto rarissimo, se non addirittura unico nel suo genere. Oltre alla prima serie runica, quella che possiamo definire comune a tutte le popolazioni germaniche, almeno nella fase pre migratoria, esistono una serie runica breve di soli 16 segni, detta anche serie vichinga, che presenta la semplificazione di alcuni segni e che non presenta più molti dei segni corrispondenti alle vocali e una serie anglosassone, che presenta la variazione grafica del segno *Ansuz, che diventa Os (foneticamente nell'anglossassone si ha uno spostamento della "a" germanica in "o"), e l'introduzione di altri tre segni, Ac ("quercia"), Yr ("arco") e Ear ("terra"). Queste poi si ampliarono ulteriormente raggiungendo trentatrè segni. Esiste inoltre un'altra serie runica, quella medievale, che si sviluppa verso il X secolo in area scandinava.
Rune medievali

Odino, signore delle rune [modifica]

La tradizione scandinava attribuisce a Odino il dominio delle rune, quali sorgenti magiche di ogni potere e sapienza. Il mito della "scoperta" delle rune da parte del dio viene riferito in una strofa del poema eddico Hávamál, dove si legge:

(NON)
« Veit ek, at ek hekk

vindgameiði á
nætr allar níu,
geiri undaðr
ok gefinn Óðni,
sjalfur sjalfum mér,
á þeim meiði
er manngi veit
hvers af rótum renn.

Við hleifi mik sældu
né við hornigi,
nýsta ek niðr,
nam ek upp rúnar,
æpandi nam,
fell ek aftr þaðan. »
(IT)
« Lo so io, fui appeso

al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell'albero
che nessuno sa
dove dalle radici s'innalzi.

Con pane non mi saziarono
né con corni [mi dissetarono].
Guardai in basso,
feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là. »
(Edda poetica - Hávamál - Il Discorso di Hár 138-139)

Il passo è in larga parte oscuro, soprattutto perché manca in questo caso il riferimento esplicativo nell'Edda in prosa di Snorri. L'autosacrificio di Odino, qui descritto, nel quale il dio si sarebbe volontariamente impiccato a un albero e trafitto con una lancia, rispecchia perfettamente le modalità dei sacrifici umani che venivano tributati al dio nella Scandinavia precristiana. Le vittime venivano infatti impiccate e quindi trafitte a colpi di lancia, come attestato ad esempio nella Saga di Gautrekr. L' Hávamál non specifica la natura dell'albero a cui il dio si sarebbe appeso, ma si ritiene comunemente di poterlo identificare con Yggdrasill, il frassino cosmico della mitologia norrena. Il nome significa "destriero di Yggr", dove Yggr, "terribile", è un epiteto dello stesso Odino. Il termine drasill, "destriero", è a sua volta leggibile nella letteratura scaldica come una kenning (metafora poetica) a indicare la forca alla quale venivano appesi gli impiccati.
Nel rito descritto si riconoscono anche motivi inerenti all'iniziazione sciamanica, derivati probabilmente dal mondo finnico. Si riteneva infatti che gli sciamani acquistassero i loro poteri di mediatori col mondo soprannaturale attraverso vari rituali di morte e rinascita, spesso descritti con tinte non diverse dal racconto dell'Hávamál.

Aspetti delle rune [modifica]

Ogni runa si compone di 3 aspetti. Questa è una triade e non può essere separata, in quanto nessuna di queste tre parti può avere senso da sola: ognuna implica l'esistenza e la sussistenza delle altre due.

* Il suono (il nome pronunciato): valore fonetico della runa è la sua caratteristica vibratoria nell'aria e nello spazio. Questa rappresenta la qualità creativa che risiede nella magia della vocalizzazione. È la qualità alla quale pensiamo quando immaginiamo la parola di Dio, per esempio. Può essere applicata alla voce.

* Il glifo della runa (la sua forma): rappresenta la sua qualità visibile. Questa è, forse, la caratteristica che riusciamo a comprendere meglio, in quanto - come esseri umani - riusciamo a trasporre un'enfasi eccezionale in quello che possiamo vedere. Può essere applicata alla vista.

* Il contenuto simbolico: rappresenta il significato (o i significati) che sono stati attribuiti alla runa; tuttavia, è facile comprendere come anche questo aspetto sia solo un pallido riflesso del reale significato della runa, che resta, comunque, celato ai nostri 5 sensi. Questo perché le rune esistono in una realtà molto più estesa di quella tridimensionale e possono, quindi, solo essere accennate nel diagramma bidimensionale che siamo superficialmente disposti a concepire. Non può essere applicata, i significati delle rune possono essere concepiti e elucubrati soltanto da alcune menti, che hanno, come dire, un sesto senso, sovraterreno.

Secondo Tacito, in Germania, sacerdoti, capi tribù o paterfamilias praticavano sortilegi leggendo la disposizione di pezzetti di legno, su cui erano incise le rune, sparpagliati a caso su un telo bianco).


Stele con iscrizioni runiche all'aeroporto di Arlanda, Stoccolma (Svezia)


Molto spesso le rune venivano incise su strumenti o nel legno delle navi per assicurare virtù sovrannaturali a tali oggetti o, anche, solo per indicarne il proprietario od il costruttore.

La scrittura runica ha presentato, sin dalle sue prime manifestazioni, forme nettamente diversificate, a seconda che sia stata utilizzata in area continentale, settentrionale o insulare. In ambito insulare, la tendenza ad adattare la scrittura ai suoni della lingua ha portato ad ampliare il fuþark originario (composto da 24 segni) con altre rune (4 più 5); in Scandinavia si è verificata la tendenza opposta, con la semplificazione del fuþark a 16 segni.

Le "rune medievali" nascono proprio in Scandinavia per scrivere lingue che usano alfabeti latini. Per questo perdono ogni uso nella magia e nella divinazione, e perdono anche ogni collegamento con le antiche lingue anglosassoni e scandinave.

Non ci sono evidenze storiche dell'esistenza di una runa bianca, cioè "vuota". Questa ipotetica runa secondo alcuni dovrebbe simboleggiare il Wyrd, il fato, nella divinazione. Ovviamente questa runa non ha alcun uso nella scrittura e non ne abbiamo alcuna traccia, essendo essa propriamente uno spazio vuoto. Un suo uso nella divinazione è improbabile, anche se non ne abbiamo prove definitive.

L'avvento del cristianesimo nelle popolazioni germaniche portò l'introduzione di alfabeti classici, la cui funzione principale era la conservazione e la tradizione della cultura, ma le rune non scomparvero subito, in quanto non condividevano con gli alfabeti la funzione letteraria e rimasero un metodo di scrittura utilizzato per esigenze quotidiane (di supporto alla memoria di tutti i giorni).

Bibliografia [modifica]

* Mario Polia, Le rune e gli dei del nord Il Cerchio, Rimini 2005 (4ª ed.). ISBN 88-8474-089-4
* A.L. Prosdocimi, Sulla formazione dell'alfabeto runico. Promessa di novità documentali forse decisive. in Corona Alpium II. Miscellanea di studi in onore di Carlo Alberto Mastrelli, Firenze 2003 (2004), pp.427-440
* A.L. Prosdocimi, Luogo, ambiente e nascita delle rune: una proposta. In: VI seminario avanzato di Filologia Germanica, letture dell'Edda. Poesia e prosa. Edizioni dell'Orso. Alessandria.


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martedì, gennaio 13

Necronomicon

Necronomicon

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« La notte s'apre sull'orlo dell'abisso. Le porte dell'inferno sono chiuse: a tuo rischio le tenti. Al tuo richiamo si desterà qualcosa per risponderti. Questo regalo lascio all'umanità: ecco le chiavi. Cerca le serrature; sii soddisfatto. Ma ascolta ciò che dice Abdul Alhazred: per primo io le ho trovate: e sono matto. »

(dalla prefazione al Necronomicon.)




Il Necronomicon, come immaginato e realizzato da un fan

Secondo lo scrittore di racconti fantastici Howard Phillips Lovecraft, il Necronomicon (il cui titolo originale in arabo è Al Azif) è un testo di magia nera redatto da uno stregone arabo di nome Abdul Alhazred, vissuto nello Yemen nell'VIII secolo d.C. e morto a Damasco in circostanze misteriose (si dice fatto a pezzi in pieno giorno da un essere invisibile).

In realtà il Necronomicon è uno pseudobiblium, cioè un libro mai scritto, ma citato come se fosse vero in libri realmente esistenti. Il Necronomicon, infatti, è solo un espediente letterario creato da Lovecraft per dare verosimiglianza ai propri racconti, che diventò gradualmente un gioco intellettuale quando anche altri scrittori cominciarono a citarlo nei loro racconti di genere horror o fantascientifico. Lo stesso Lovecraft fu quasi costretto, a un certo punto, a confessare che il Necronomicon era una sua invenzione quando si accorse che troppi suoi fans lo avevano preso sul serio; ed anche oggi non mancano persone che credono alla reale esistenza del Necronomicon.

C'è incertezza su quale possa essere stata la fonte ispiratrice di Lovecraft per la creazione del Necronomicon. Secondo De Turris e Fusco sarebbe stata la Clavicola di Salomone, un celebre grimorio che l'autore di Providence avrebbe conosciuto attraverso Cerimonial Magic, un libro di A. E. Waite del 1898, mentre secondo lo studioso americano Roger Bryant il Necronomicon sarebbe un adattamento del Picatrix, un testo arabo di magia del XII secolo. Per Domenico Cammarota, invece, il Picatrix non può essere la fonte del Necronomicon perché non è un testo di magia, ma di alchimia e di erboristeria. Lovecraft, però, si sarebbe ispirato al suo autore, l'alchimista iracheno ‘Abd al-Latīf, per creare la figura di Abdul Alhazred.

Il libro cominciò ad uscire dalla finzione letteraria per entrare nel mondo reale nel 1941, quando un antiquario di New York, Philip Duchesne, mise nel proprio catalogo un riferimento al Necronomicon, di cui forniva la descrizione e fissava il prezzo a 900 dollari. Nel 1953 il giornalista Arthur Scott, in un articolo sul mensile americano Sir!, sostenne che il Necronomicon sia scritto su fogli di pelle umana prelevata da persone uccise con fatture stregonesche.

Da quel momento si moltiplicano i riferimenti al Necronomicon sui bollettini dei bibliofili e perfino nel catalogo della Biblioteca Centrale dell'Università della California. Alla fine degli anni '60 Lyon Sprague De Camp durante un viaggio in Oriente acquista uno strano manoscritto proveniente da un villaggio del nord dell'Iraq e al ritorno lo fa esaminare da alcuni esperti americani che però lo avvertono che il testo è una sequenza di segni priva di significato, che cerca di assomigliare al persiano e che risale al XIX secolo: un imbroglio, insomma. Sprague De Camp decide comunque di pubblicarlo in facsimile, raccontando la vicenda e facendolo passare per il Necronomicon, aggiungendo particolari inquietanti per rendere il tutto verosimile.

Negli anni '70 Colin Wilson sostiene che Lovecraft mentiva quando affermava che il Necronomicon non esiste, per coprire le responsabilità del padre, affiliato alla massoneria egiziana fondata da Cagliostro e possessore di una copia del Necronomicon (probabilmente, nella traduzione inglese effettuata da John Dee).

Indice

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Etimologia [modifica]

In una lettera Lovecraft sostiene che il titolo, apparsogli in sogno, significa La descrizione delle Leggi dei Morti (o che governano i Morti), significato derivato dalle parole greche nekros (cadavere), nomos (legge) ed eikon (immagine, descrizione). La traduzione più comune è, invece, Libro dei Nomi dei Morti, perché fanno derivare il secondo segmento del titolo dal greco onoma (nome, titolo di libro).

Altre ipotesi sono Le consuetudini dei Morti (da nomos = legge, uso, costume) oppure Guida alla terra dei Morti (da nom- = spazio, distretto, regione) oppure ancora Il Libro del Legislatore Morto (da nomikos = legislatore).

Secondo August Derleth, amico ed editore di Lovecraft, il nome Necronomicon fu ricalcato dallo scrittore sul titolo degli Astronomicon Libri del poeta romano di età augustea Marco Manilio, per cui il significato sarebbe Libro che riguarda la Morte.

Storia [modifica]

Secondo Lovecraft il titolo originale dell'opera è Al Azif, un termine arabo che sarebbe usato per indicare i suoni notturni prodotti da certi insetti, ma che la tradizione popolare identifica con il linguaggio dei demoni.

L'autore di questo libro sarebbe un certo Abdul Alhazred, un poeta pazzo di San'a, nello Yemen, probabilmente vissuto nel periodo omayyade (VII-VIII secolo) e che passò gli ultimi anni di vita a Damasco, dove scrisse il libro, intorno al 730, e dove morì, nel 738, in circostante misteriose. Il libro conterrebbe un racconto mitologico sui Grandi Antichi, la loro storia e i metodi per invocarli. Del libro fu fatta una traduzione in greco ad opera di Teodoro Fileta (responsabile anche del nome greco Necronomicon), forse un monaco ortodosso di Costantinopoli, nel 950 e una in latino ad opera del danese Olaus Wormius nel 1228, il quale annota nella prefazione come l'originale arabo fosse già considerato perduto ai suoi tempi.

La versione latina fu stampata due volte: una prima volta in caratteri gotici, presumibilmente in Germania, nel XV secolo; una seconda volta nel XVII secolo, probabilmente in Spagna. Il mago elisabettiano John Dee e il suo assistente Edward Kelley entrarono in possesso di una copia del Necronomicon a Praga, durante una visita all'imperatore "occultista" Rodolfo II e si ritiene che ne abbiano fatto una traduzione in inglese, della quale rimangono solo alcuni frammenti. Sembra che già dal medioevo il libro fosse stato messo all'indice dalla Chiesa cristiana e poi, via via, da tutte le religioni organizzate del mondo.

Cronologia [modifica]

  • 730 - Abdul Alhazred scrive a Damasco il libro Al Azif.
  • 950 - Teodoro Fileta a Costantinopoli traduce in greco Al Azif con il titolo Necronomicon.
  • 1050 - Il Patriarca Michele ordina la distruzione delle copie tradotte in greco. Il testo arabo originale sparisce.
  • 1228 - Olaus Wormius traduce in latino il testo in greco del Necronomicon.
  • 1232 - Papa Gregorio IX ordina la distruzione delle copie in greco e latino del Necronomicon.
  • XV secolo - Edizione tedesca in caratteri gotici della traduzione latina.
  • 1472 - Edizione di Lione (Francia) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • 1550 - Edizione italiana del testo in greco.
  • 1580 o 1586 - Traduzione inglese del Necronomicon latino, frammentaria e mai stampata, ad opera di John Dee e Edward Kelly.
  • 1598 - Altra versione inglese del Necronomicon latino, ad opera del barone Federico I del Sussex che la intitola Cultus Maleficarum, meglio nota come Manoscritto del Sussex.
  • 1622 - Edizione spagnola della traduzione latina.

Copie conosciute [modifica]

È stato possibile stilare un elenco delle copie conosciute del Necronomicon (nella finzione letteraria, ovviamente) in base alle tracce fornite nei loro racconti dai seguenti scrittori: Bergier, Derleth, Di Tillio, Edwards, Elliott, Hamblin, Herber, Kuttner, Lovecraft, Lumley, Schorer, Willis.

  • Bibliotèque nationale di Parigi, Francia. Edizione spagnola (Madrid, 1630 circa) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Museo Egiziano del Cairo, Egitto. Edizione italiana (Roma, 1550 circa) della versione greca di Teodoro Fileta.
  • Chiesa della Saggezza Stellare di Providence, Rhode Island, USA. Edizione del XVII secolo (incerto se si tratti della edizione tedesca o spagnola) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Field Museum, Chicago, Illinois, USA. Copia in lingua ed edizione ignote.
  • Widener Library, Harvard University, Cambridge, Massachussetts, USA. Edizione spagnola (Madrid, 1630 circa) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Kester Library, Salem, Massachussetts, USA. Edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Magyar Tudomanyos Akademia Orientalisztikai Kozlemenyei, Budapest, Ungheria. Copia manoscritta dell'originale arabo Al-Azif (dispersa)
  • Miskatonic University, Arkham, Massachussetts, USA. Edizione spagnola completa (Madrid, 1630 circa) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Miskatonic University, Arkham, Massachussetts, USA. Manoscritto parziale in inglese intitolato Al-Azif, appartenuto fino al 1924 ad Ambrose Dewart.
  • Miskatonic University, Arkham, Massachussetts, USA. Copia frammentaria della traduzione di John Dee appartenuta alla famiglia Whateley fino al 1928.
  • British Museum, Londra, Regno Unito. Edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius, con traduzione in inglese ad opera di Henrietta Montague.
  • San Marcos University, Lima, Perù. Edizione italiana (Roma, 1550 circa) della traduzione in greco di Teodoro Fileta.
  • Università di Buenos Aires, Argentina. Edizione spagnola (Madrid, 1630 circa) della traduzione in latino di Olaus Wormius.
  • Biblioteca Vaticana, Città del Vaticano, Italia. Edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Zebulon Pharr Collection, Costa Occidentale degli USA. Copia non identificata della traduzione in latino.
  • Biblioteca Centrale dell'Università della California, Los Angeles, USA. Edizione spagnola (Toledo, 1647) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Biblioteca Pio XII, Università di Saint Louis, Louisiana, USA. Microfilm della edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius, conservata presso la Biblioteca Vaticana.

Edizioni italiane moderne [modifica]

  • (a cura di) George Hay, Necronomicon. Il libro segreto di H. P. Lovecraft, Fanucci Editore, 1979.
  • (nel nome della) Grande Confraternita Rossa, Frank G. Ripel, La magia stellare. Il vero Necronomicon, ed. Hermes, 1986.
  • Pietro Pizzarri, Necronomicon. Magia nera in un manoscritto della Biblioteca Vaticana, ed. Atanor, 1993.
  • (a cura di) Sergio Basile, Giampiero De Vero, Necronomicon. Nuova edizione con sconvolgenti rivelazioni e le tavolette di Kutu, Fanucci Editore, 1994.
  • H. P. Lovecraft, Necronomicon 2. La tomba di Alhazred, Fanucci Editore, 1997.
  • (a cura di) Sergio Basile, Necronomicon. Storia di un libro che non c'è, Fanucci, Roma 2002.
  • Roberto Volterri, Archeologia dell'introvabile, (SugarCo 2006)

Altri media [modifica]

  • Necronomicon è il titolo di un film diretto da Jesús Franco nel 1967. Secondo il regista spagnolo, il film sarebbe ispirato alla prima parte del testo di Abdul Alhazred.
  • Nella saga cinematografica ideata e diretta da Sam Raimi tra il 1981 e il 1993 e costituita dai film La casa, La casa 2 e L'armata delle tenebre; le vicende ruotano attorno al Necronomicon Ex Mortis, un testo di negromanzia sumero rilegato in pelle umana.
  • Necronomicon, film diretto da Cristophe Gans, Brian Yuzna e Shusuke Kaneko.
  • Il Necronomicon è un libro acquistabile nella mappa Defense of the Ancients del videogioco Warcraft III: Frozen Throne.
  • Il Necronomicon appare anche nel film Maial zombie (regia di Mathias Dinter, 2008). Viene descritto come una bibbia dell' occulto , comprensiva di istruzioni per celebrare rituali e creare pozioni magiche.
  • Nel videogioco Alone in the Dark è possibile trovare il Necronomicon insieme ad altri libri immaginari.
  • "Necronomicon" è il titolo della prima grande raccolta di immagini realizzate dall'artista svizzero Hans Ruedi Giger, pubblicata nel 1977; il regista Ridley Scott avendo avuto modo di conoscere il libro durante la fase di pre-produzione del film Alien, ha poi assunto Giger per produrre le opere d'arte concettuale e i disegni per il film.

Necronomicon

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