lunedì, gennaio 26

Rune

Alfabeto runico
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L'alfabeto runico, detto "fuþark", dalla sequenza dei primi 6 segni che lo compongono ( *Fehu, *Uruz, *Þurisaz, *Ansuz, *Raido, *Kanuan), era l'alfabeto segnico usato dalle antiche popolazioni germaniche (come ad esempio Angli, Juti e Goti). Il fuþark era inizialmente formato da 24 segni chiamati rune. Si conoscono evoluzioni successive del fuþark, diverse per numero e forma delle rune. La grafia delle singole rune, composte da linee rette, dipende dal fatto che spesso le incisioni erano effettuate su pietra, su legno, su superfici dure. L'inesistenza di tratti orizzontali deriva invece dal fatto che nel primo periodo scrittorio i segni runici venivano incisi su legno: escludendo l'esecuzione di tratti orizzontali si evitava che i tratti coincidessero con le venature del tronco, che evidentemente era disposto orizzontalmente. In tal modo si evitavano possibili equivoci ed errori di lettura. I primi esempi risalgono alla fine del II secolo d.C.

Il sostantivo norreno rún, attestato nelle iscrizioni, indica i singoli segni del fuþark ed è conservato nelle altre lingue germaniche antiche con il significato di "segreto"; ancora, nella lingua tedesca, il verbo raunen significa "bisbigliare, sussurrare". Le rune sono una delle più importanti istituzioni culturali e linguistiche comuni alle popolazioni germaniche. Va anche detto inoltre che le prime iscrizioni runiche (II e III secolo d.C.) sembrano mostrare una lingua essenzialmente unitaria, quasi senza particolarità dialettali che poi saranno i tratti distintivi delle lingue germaniche.


Le rune probabilmente derivano da una scrittura appartenente al gruppo delle cinque principali varietà di alfabeto italico settentrionale, derivato dall'alfabeto etrusco, e perciò detto "nordetrusco". Tale alfabeto è conosciuto solo attraverso alcune iscrizioni che furono scoperte nell'area alpina e prealpina. Scritture simili furono usate per il Lepontico, il Retico e il Venetico. L'esame delle iscrizioni dello scavo archeologico in corso ad Auronzo di Cadore sul monte Calvario sta cercando di spiegare la formazione dell'alfabeto runico. L'aspetto che più colpisce delle rune è il fatto che durante la fase di sviluppo autoctono abbiano totalmente rivoluzionato il sistema alfabetico italico, applicando ad esso addirittura un altro ordine. Questo, in ambito scrittorio, è un fatto rarissimo, se non addirittura unico nel suo genere. Oltre alla prima serie runica, quella che possiamo definire comune a tutte le popolazioni germaniche, almeno nella fase pre migratoria, esistono una serie runica breve di soli 16 segni, detta anche serie vichinga, che presenta la semplificazione di alcuni segni e che non presenta più molti dei segni corrispondenti alle vocali e una serie anglosassone, che presenta la variazione grafica del segno *Ansuz, che diventa Os (foneticamente nell'anglossassone si ha uno spostamento della "a" germanica in "o"), e l'introduzione di altri tre segni, Ac ("quercia"), Yr ("arco") e Ear ("terra"). Queste poi si ampliarono ulteriormente raggiungendo trentatrè segni. Esiste inoltre un'altra serie runica, quella medievale, che si sviluppa verso il X secolo in area scandinava.
Rune medievali

Odino, signore delle rune [modifica]

La tradizione scandinava attribuisce a Odino il dominio delle rune, quali sorgenti magiche di ogni potere e sapienza. Il mito della "scoperta" delle rune da parte del dio viene riferito in una strofa del poema eddico Hávamál, dove si legge:

(NON)
« Veit ek, at ek hekk

vindgameiði á
nætr allar níu,
geiri undaðr
ok gefinn Óðni,
sjalfur sjalfum mér,
á þeim meiði
er manngi veit
hvers af rótum renn.

Við hleifi mik sældu
né við hornigi,
nýsta ek niðr,
nam ek upp rúnar,
æpandi nam,
fell ek aftr þaðan. »
(IT)
« Lo so io, fui appeso

al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell'albero
che nessuno sa
dove dalle radici s'innalzi.

Con pane non mi saziarono
né con corni [mi dissetarono].
Guardai in basso,
feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là. »
(Edda poetica - Hávamál - Il Discorso di Hár 138-139)

Il passo è in larga parte oscuro, soprattutto perché manca in questo caso il riferimento esplicativo nell'Edda in prosa di Snorri. L'autosacrificio di Odino, qui descritto, nel quale il dio si sarebbe volontariamente impiccato a un albero e trafitto con una lancia, rispecchia perfettamente le modalità dei sacrifici umani che venivano tributati al dio nella Scandinavia precristiana. Le vittime venivano infatti impiccate e quindi trafitte a colpi di lancia, come attestato ad esempio nella Saga di Gautrekr. L' Hávamál non specifica la natura dell'albero a cui il dio si sarebbe appeso, ma si ritiene comunemente di poterlo identificare con Yggdrasill, il frassino cosmico della mitologia norrena. Il nome significa "destriero di Yggr", dove Yggr, "terribile", è un epiteto dello stesso Odino. Il termine drasill, "destriero", è a sua volta leggibile nella letteratura scaldica come una kenning (metafora poetica) a indicare la forca alla quale venivano appesi gli impiccati.
Nel rito descritto si riconoscono anche motivi inerenti all'iniziazione sciamanica, derivati probabilmente dal mondo finnico. Si riteneva infatti che gli sciamani acquistassero i loro poteri di mediatori col mondo soprannaturale attraverso vari rituali di morte e rinascita, spesso descritti con tinte non diverse dal racconto dell'Hávamál.

Aspetti delle rune [modifica]

Ogni runa si compone di 3 aspetti. Questa è una triade e non può essere separata, in quanto nessuna di queste tre parti può avere senso da sola: ognuna implica l'esistenza e la sussistenza delle altre due.

* Il suono (il nome pronunciato): valore fonetico della runa è la sua caratteristica vibratoria nell'aria e nello spazio. Questa rappresenta la qualità creativa che risiede nella magia della vocalizzazione. È la qualità alla quale pensiamo quando immaginiamo la parola di Dio, per esempio. Può essere applicata alla voce.

* Il glifo della runa (la sua forma): rappresenta la sua qualità visibile. Questa è, forse, la caratteristica che riusciamo a comprendere meglio, in quanto - come esseri umani - riusciamo a trasporre un'enfasi eccezionale in quello che possiamo vedere. Può essere applicata alla vista.

* Il contenuto simbolico: rappresenta il significato (o i significati) che sono stati attribuiti alla runa; tuttavia, è facile comprendere come anche questo aspetto sia solo un pallido riflesso del reale significato della runa, che resta, comunque, celato ai nostri 5 sensi. Questo perché le rune esistono in una realtà molto più estesa di quella tridimensionale e possono, quindi, solo essere accennate nel diagramma bidimensionale che siamo superficialmente disposti a concepire. Non può essere applicata, i significati delle rune possono essere concepiti e elucubrati soltanto da alcune menti, che hanno, come dire, un sesto senso, sovraterreno.

Secondo Tacito, in Germania, sacerdoti, capi tribù o paterfamilias praticavano sortilegi leggendo la disposizione di pezzetti di legno, su cui erano incise le rune, sparpagliati a caso su un telo bianco).


Stele con iscrizioni runiche all'aeroporto di Arlanda, Stoccolma (Svezia)


Molto spesso le rune venivano incise su strumenti o nel legno delle navi per assicurare virtù sovrannaturali a tali oggetti o, anche, solo per indicarne il proprietario od il costruttore.

La scrittura runica ha presentato, sin dalle sue prime manifestazioni, forme nettamente diversificate, a seconda che sia stata utilizzata in area continentale, settentrionale o insulare. In ambito insulare, la tendenza ad adattare la scrittura ai suoni della lingua ha portato ad ampliare il fuþark originario (composto da 24 segni) con altre rune (4 più 5); in Scandinavia si è verificata la tendenza opposta, con la semplificazione del fuþark a 16 segni.

Le "rune medievali" nascono proprio in Scandinavia per scrivere lingue che usano alfabeti latini. Per questo perdono ogni uso nella magia e nella divinazione, e perdono anche ogni collegamento con le antiche lingue anglosassoni e scandinave.

Non ci sono evidenze storiche dell'esistenza di una runa bianca, cioè "vuota". Questa ipotetica runa secondo alcuni dovrebbe simboleggiare il Wyrd, il fato, nella divinazione. Ovviamente questa runa non ha alcun uso nella scrittura e non ne abbiamo alcuna traccia, essendo essa propriamente uno spazio vuoto. Un suo uso nella divinazione è improbabile, anche se non ne abbiamo prove definitive.

L'avvento del cristianesimo nelle popolazioni germaniche portò l'introduzione di alfabeti classici, la cui funzione principale era la conservazione e la tradizione della cultura, ma le rune non scomparvero subito, in quanto non condividevano con gli alfabeti la funzione letteraria e rimasero un metodo di scrittura utilizzato per esigenze quotidiane (di supporto alla memoria di tutti i giorni).

Bibliografia [modifica]

* Mario Polia, Le rune e gli dei del nord Il Cerchio, Rimini 2005 (4ª ed.). ISBN 88-8474-089-4
* A.L. Prosdocimi, Sulla formazione dell'alfabeto runico. Promessa di novità documentali forse decisive. in Corona Alpium II. Miscellanea di studi in onore di Carlo Alberto Mastrelli, Firenze 2003 (2004), pp.427-440
* A.L. Prosdocimi, Luogo, ambiente e nascita delle rune: una proposta. In: VI seminario avanzato di Filologia Germanica, letture dell'Edda. Poesia e prosa. Edizioni dell'Orso. Alessandria.


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martedì, gennaio 13

Necronomicon

Necronomicon

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« La notte s'apre sull'orlo dell'abisso. Le porte dell'inferno sono chiuse: a tuo rischio le tenti. Al tuo richiamo si desterà qualcosa per risponderti. Questo regalo lascio all'umanità: ecco le chiavi. Cerca le serrature; sii soddisfatto. Ma ascolta ciò che dice Abdul Alhazred: per primo io le ho trovate: e sono matto. »

(dalla prefazione al Necronomicon.)




Il Necronomicon, come immaginato e realizzato da un fan

Secondo lo scrittore di racconti fantastici Howard Phillips Lovecraft, il Necronomicon (il cui titolo originale in arabo è Al Azif) è un testo di magia nera redatto da uno stregone arabo di nome Abdul Alhazred, vissuto nello Yemen nell'VIII secolo d.C. e morto a Damasco in circostanze misteriose (si dice fatto a pezzi in pieno giorno da un essere invisibile).

In realtà il Necronomicon è uno pseudobiblium, cioè un libro mai scritto, ma citato come se fosse vero in libri realmente esistenti. Il Necronomicon, infatti, è solo un espediente letterario creato da Lovecraft per dare verosimiglianza ai propri racconti, che diventò gradualmente un gioco intellettuale quando anche altri scrittori cominciarono a citarlo nei loro racconti di genere horror o fantascientifico. Lo stesso Lovecraft fu quasi costretto, a un certo punto, a confessare che il Necronomicon era una sua invenzione quando si accorse che troppi suoi fans lo avevano preso sul serio; ed anche oggi non mancano persone che credono alla reale esistenza del Necronomicon.

C'è incertezza su quale possa essere stata la fonte ispiratrice di Lovecraft per la creazione del Necronomicon. Secondo De Turris e Fusco sarebbe stata la Clavicola di Salomone, un celebre grimorio che l'autore di Providence avrebbe conosciuto attraverso Cerimonial Magic, un libro di A. E. Waite del 1898, mentre secondo lo studioso americano Roger Bryant il Necronomicon sarebbe un adattamento del Picatrix, un testo arabo di magia del XII secolo. Per Domenico Cammarota, invece, il Picatrix non può essere la fonte del Necronomicon perché non è un testo di magia, ma di alchimia e di erboristeria. Lovecraft, però, si sarebbe ispirato al suo autore, l'alchimista iracheno ‘Abd al-Latīf, per creare la figura di Abdul Alhazred.

Il libro cominciò ad uscire dalla finzione letteraria per entrare nel mondo reale nel 1941, quando un antiquario di New York, Philip Duchesne, mise nel proprio catalogo un riferimento al Necronomicon, di cui forniva la descrizione e fissava il prezzo a 900 dollari. Nel 1953 il giornalista Arthur Scott, in un articolo sul mensile americano Sir!, sostenne che il Necronomicon sia scritto su fogli di pelle umana prelevata da persone uccise con fatture stregonesche.

Da quel momento si moltiplicano i riferimenti al Necronomicon sui bollettini dei bibliofili e perfino nel catalogo della Biblioteca Centrale dell'Università della California. Alla fine degli anni '60 Lyon Sprague De Camp durante un viaggio in Oriente acquista uno strano manoscritto proveniente da un villaggio del nord dell'Iraq e al ritorno lo fa esaminare da alcuni esperti americani che però lo avvertono che il testo è una sequenza di segni priva di significato, che cerca di assomigliare al persiano e che risale al XIX secolo: un imbroglio, insomma. Sprague De Camp decide comunque di pubblicarlo in facsimile, raccontando la vicenda e facendolo passare per il Necronomicon, aggiungendo particolari inquietanti per rendere il tutto verosimile.

Negli anni '70 Colin Wilson sostiene che Lovecraft mentiva quando affermava che il Necronomicon non esiste, per coprire le responsabilità del padre, affiliato alla massoneria egiziana fondata da Cagliostro e possessore di una copia del Necronomicon (probabilmente, nella traduzione inglese effettuata da John Dee).

Indice

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Etimologia [modifica]

In una lettera Lovecraft sostiene che il titolo, apparsogli in sogno, significa La descrizione delle Leggi dei Morti (o che governano i Morti), significato derivato dalle parole greche nekros (cadavere), nomos (legge) ed eikon (immagine, descrizione). La traduzione più comune è, invece, Libro dei Nomi dei Morti, perché fanno derivare il secondo segmento del titolo dal greco onoma (nome, titolo di libro).

Altre ipotesi sono Le consuetudini dei Morti (da nomos = legge, uso, costume) oppure Guida alla terra dei Morti (da nom- = spazio, distretto, regione) oppure ancora Il Libro del Legislatore Morto (da nomikos = legislatore).

Secondo August Derleth, amico ed editore di Lovecraft, il nome Necronomicon fu ricalcato dallo scrittore sul titolo degli Astronomicon Libri del poeta romano di età augustea Marco Manilio, per cui il significato sarebbe Libro che riguarda la Morte.

Storia [modifica]

Secondo Lovecraft il titolo originale dell'opera è Al Azif, un termine arabo che sarebbe usato per indicare i suoni notturni prodotti da certi insetti, ma che la tradizione popolare identifica con il linguaggio dei demoni.

L'autore di questo libro sarebbe un certo Abdul Alhazred, un poeta pazzo di San'a, nello Yemen, probabilmente vissuto nel periodo omayyade (VII-VIII secolo) e che passò gli ultimi anni di vita a Damasco, dove scrisse il libro, intorno al 730, e dove morì, nel 738, in circostante misteriose. Il libro conterrebbe un racconto mitologico sui Grandi Antichi, la loro storia e i metodi per invocarli. Del libro fu fatta una traduzione in greco ad opera di Teodoro Fileta (responsabile anche del nome greco Necronomicon), forse un monaco ortodosso di Costantinopoli, nel 950 e una in latino ad opera del danese Olaus Wormius nel 1228, il quale annota nella prefazione come l'originale arabo fosse già considerato perduto ai suoi tempi.

La versione latina fu stampata due volte: una prima volta in caratteri gotici, presumibilmente in Germania, nel XV secolo; una seconda volta nel XVII secolo, probabilmente in Spagna. Il mago elisabettiano John Dee e il suo assistente Edward Kelley entrarono in possesso di una copia del Necronomicon a Praga, durante una visita all'imperatore "occultista" Rodolfo II e si ritiene che ne abbiano fatto una traduzione in inglese, della quale rimangono solo alcuni frammenti. Sembra che già dal medioevo il libro fosse stato messo all'indice dalla Chiesa cristiana e poi, via via, da tutte le religioni organizzate del mondo.

Cronologia [modifica]

  • 730 - Abdul Alhazred scrive a Damasco il libro Al Azif.
  • 950 - Teodoro Fileta a Costantinopoli traduce in greco Al Azif con il titolo Necronomicon.
  • 1050 - Il Patriarca Michele ordina la distruzione delle copie tradotte in greco. Il testo arabo originale sparisce.
  • 1228 - Olaus Wormius traduce in latino il testo in greco del Necronomicon.
  • 1232 - Papa Gregorio IX ordina la distruzione delle copie in greco e latino del Necronomicon.
  • XV secolo - Edizione tedesca in caratteri gotici della traduzione latina.
  • 1472 - Edizione di Lione (Francia) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • 1550 - Edizione italiana del testo in greco.
  • 1580 o 1586 - Traduzione inglese del Necronomicon latino, frammentaria e mai stampata, ad opera di John Dee e Edward Kelly.
  • 1598 - Altra versione inglese del Necronomicon latino, ad opera del barone Federico I del Sussex che la intitola Cultus Maleficarum, meglio nota come Manoscritto del Sussex.
  • 1622 - Edizione spagnola della traduzione latina.

Copie conosciute [modifica]

È stato possibile stilare un elenco delle copie conosciute del Necronomicon (nella finzione letteraria, ovviamente) in base alle tracce fornite nei loro racconti dai seguenti scrittori: Bergier, Derleth, Di Tillio, Edwards, Elliott, Hamblin, Herber, Kuttner, Lovecraft, Lumley, Schorer, Willis.

  • Bibliotèque nationale di Parigi, Francia. Edizione spagnola (Madrid, 1630 circa) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Museo Egiziano del Cairo, Egitto. Edizione italiana (Roma, 1550 circa) della versione greca di Teodoro Fileta.
  • Chiesa della Saggezza Stellare di Providence, Rhode Island, USA. Edizione del XVII secolo (incerto se si tratti della edizione tedesca o spagnola) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Field Museum, Chicago, Illinois, USA. Copia in lingua ed edizione ignote.
  • Widener Library, Harvard University, Cambridge, Massachussetts, USA. Edizione spagnola (Madrid, 1630 circa) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Kester Library, Salem, Massachussetts, USA. Edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Magyar Tudomanyos Akademia Orientalisztikai Kozlemenyei, Budapest, Ungheria. Copia manoscritta dell'originale arabo Al-Azif (dispersa)
  • Miskatonic University, Arkham, Massachussetts, USA. Edizione spagnola completa (Madrid, 1630 circa) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Miskatonic University, Arkham, Massachussetts, USA. Manoscritto parziale in inglese intitolato Al-Azif, appartenuto fino al 1924 ad Ambrose Dewart.
  • Miskatonic University, Arkham, Massachussetts, USA. Copia frammentaria della traduzione di John Dee appartenuta alla famiglia Whateley fino al 1928.
  • British Museum, Londra, Regno Unito. Edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius, con traduzione in inglese ad opera di Henrietta Montague.
  • San Marcos University, Lima, Perù. Edizione italiana (Roma, 1550 circa) della traduzione in greco di Teodoro Fileta.
  • Università di Buenos Aires, Argentina. Edizione spagnola (Madrid, 1630 circa) della traduzione in latino di Olaus Wormius.
  • Biblioteca Vaticana, Città del Vaticano, Italia. Edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Zebulon Pharr Collection, Costa Occidentale degli USA. Copia non identificata della traduzione in latino.
  • Biblioteca Centrale dell'Università della California, Los Angeles, USA. Edizione spagnola (Toledo, 1647) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Biblioteca Pio XII, Università di Saint Louis, Louisiana, USA. Microfilm della edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius, conservata presso la Biblioteca Vaticana.

Edizioni italiane moderne [modifica]

  • (a cura di) George Hay, Necronomicon. Il libro segreto di H. P. Lovecraft, Fanucci Editore, 1979.
  • (nel nome della) Grande Confraternita Rossa, Frank G. Ripel, La magia stellare. Il vero Necronomicon, ed. Hermes, 1986.
  • Pietro Pizzarri, Necronomicon. Magia nera in un manoscritto della Biblioteca Vaticana, ed. Atanor, 1993.
  • (a cura di) Sergio Basile, Giampiero De Vero, Necronomicon. Nuova edizione con sconvolgenti rivelazioni e le tavolette di Kutu, Fanucci Editore, 1994.
  • H. P. Lovecraft, Necronomicon 2. La tomba di Alhazred, Fanucci Editore, 1997.
  • (a cura di) Sergio Basile, Necronomicon. Storia di un libro che non c'è, Fanucci, Roma 2002.
  • Roberto Volterri, Archeologia dell'introvabile, (SugarCo 2006)

Altri media [modifica]

  • Necronomicon è il titolo di un film diretto da Jesús Franco nel 1967. Secondo il regista spagnolo, il film sarebbe ispirato alla prima parte del testo di Abdul Alhazred.
  • Nella saga cinematografica ideata e diretta da Sam Raimi tra il 1981 e il 1993 e costituita dai film La casa, La casa 2 e L'armata delle tenebre; le vicende ruotano attorno al Necronomicon Ex Mortis, un testo di negromanzia sumero rilegato in pelle umana.
  • Necronomicon, film diretto da Cristophe Gans, Brian Yuzna e Shusuke Kaneko.
  • Il Necronomicon è un libro acquistabile nella mappa Defense of the Ancients del videogioco Warcraft III: Frozen Throne.
  • Il Necronomicon appare anche nel film Maial zombie (regia di Mathias Dinter, 2008). Viene descritto come una bibbia dell' occulto , comprensiva di istruzioni per celebrare rituali e creare pozioni magiche.
  • Nel videogioco Alone in the Dark è possibile trovare il Necronomicon insieme ad altri libri immaginari.
  • "Necronomicon" è il titolo della prima grande raccolta di immagini realizzate dall'artista svizzero Hans Ruedi Giger, pubblicata nel 1977; il regista Ridley Scott avendo avuto modo di conoscere il libro durante la fase di pre-produzione del film Alien, ha poi assunto Giger per produrre le opere d'arte concettuale e i disegni per il film.

Necronomicon

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