Estendo i bordi
dell'infinito...
li allungo
incessantemente
mentre loro,
inermi,
mi guardano
con occhi stupiti.
dell'infinito...
li allungo
incessantemente
mentre loro,
inermi,
mi guardano
con occhi stupiti.
Artefice di questo assurdo gioco
spio
dal ponte
sulla collina
le ombre
impossibili
che i miei
stupidi
falsi
alibi
hanno tracciato sulle tue
splendide gambe.
Trampoiliere ubriaco
trafitto da
orgoglio
vergogna
barcollo
sui bordi rigidi
di generazioni
di menestrelli
bari
giullari
cartari
e buffoni...
mentre aspetto
paziente
che sorga
nuovamente
il sole...
e aspetto, paziente
ora che ho capito,
che non avevo capito niente...
mentre vagavo fra la gente
infinitamente
lentamente
velocemente
stupidamente
scordavo
chi fossi io
veramente...
riprendo a giocare
lentamente
diligentemente
attentamente
volutamente
adesso
IO!

1 commento:
intitolare una poesia"io" e concluderla con"io"può portare a credere che pecchi di egolatria
quasi anonima
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